Cipro Nord, la vittoria di Erhürman risposta alla crisi di identità

La clamorosa sconfitta del candidato di Erdogan alle presidenziali è la risposta alla delusione di un popolo che non può essere nè cittadino Ue e nemmeno pienamente turco

Cipro Nord, la vittoria di Erhürman risposta alla crisi di identità
Tufan Erhürman

A 42 anni dalla nascita della Repubblica Turca di Cipro Nord, si riaccendono le speranze per una riunificazione dell’Isola di Venere. L’ala turcofona di Cipro è andata alle urne per eleggere il nuovo presidente e l’esito clamoroso è stata la vittoria del  candidato dell'opposizione di centrosinistra, Tufan Erhürman, con un ampio margine.

Erhürman, leader del Partito Turco Repubblicano (CTP) e noto per le sue posizioni filo-europee e a favore della riunificazione dell'isola, ha sconfitto il presidente in carica, Ersin Tatar, che era sostenuto apertamente da Ankara e fautore della soluzione dei "due Stati".

Un brutto colpo, naturalmente per il presidente turco Erdoğan, che sulle dispute territoriali con la Grecia, in questi anni ha costruito molto del suo consenso. Tuttavia  la vittoria di Erhürman, che ha ottenuto circa il 62,8% dei voti, è stata vista da molti come un chiaro messaggio dell'elettorato turco-cipriota, stanco dell'isolamento politico ed economico e preoccupato per la crescente dipendenza dalla Turchia. Una situazione surreale per i ciprioti che abitano dal lato turco della Green Line (circa 200.000 su 1,3 milioni totali del Paese), situata al Ledra Palace, un tempo il miglior hotel di Nicosia: sono a tutti gli effetti cittadini comunitari, perché la sovranità turca sull’area settentrionale dell’isola riconosciuta dalla sola Turchia; ma non possono sfruttare gli acquis comunitari proprio perché a causa dell’occupazione militare turca, le autorità cipriote non possono esercitare il controllo. Nicosia (Lefkosa, per i turcofoni) è la capitale di entrambi gli stati ed è ancora oggi l'ultima città europea divisa in due per le conseguenze di una guerra e solo grazie ad una recente sentenza del Consiglio d’Europa sono migliorate le condizioni di accesso alla Green Line, fino al 2022 praticamente invalicabile: i cittadini possono ora attraversarla solo esibendo la carta d’identità.

La Repubblica Turca di Cipro Nord si è autoproclamata tale nel 1983 ma la questione data molto prima e precisamente 1974. Fu proprio questa la causa indiretta della caduta del regime dei Colonnelli in Grecia.

L’ultimo dei quali, Faidōn Gkizikīs di fatto orchestrò tramite l’organizzazione paramilitare  EOKA B il Colpo di Stato che rovesciò Makarios III, l’arcivescovo greco-ortodosso presidente della federazione cipriota nata dopo il faticoso trattato del 1960 che chiuse l’era coloniale britannica e di fatto aveva gettato le basi per quello stato bi-etnico di cui adesso si torna a parlare. La risposta turca  portò all’invasione di Cipro da parte dell’esercito.

Il fallito golpe costa caro ai colonnelli, che di fronte alla prospettiva di uno scontro militare con la Turchia per il controllo di Cipro sono costretti ad indire le elezioni, che poi sanciranno anche la nascita della Repubblica

Cipro invece si ritrova spaccata in due, con la parte Nord ridotta a un cumulo di macerie. Mariza Koch, una delle più celebri cantanti greche del tempo, fra le voci in prima linea contro i colonelli, portò la vicenda sul palco dell’Eurovision con la struggente “Panaghia Mou”, della quale esce anche una versione inglese dal titolo eloquente “La morte di Cipro”.

Quando vai in questo posto, oh Madre / E vedi, vedi le tende in fila / Non è un campeggio per turisti, oh Madre mia /Sono solo rifugiati / Mia Signora, Mia Signora, lenisci il mio cuore / se vedi rovine e distruzione oh mamma mia / Non provengono da altri /sono bruciate dal Napalm / Da ieri ci sono innumerevoli rocce sbriciolate /E se vedi terre scavate di recente /Non sono campi fertili / Ci saranno delle croci piantate”

L'identità smarrita e la speranza

Alla ricostruzione materiale non è corrisposto uguale sviluppo e anzi dopo che Cipro è entrata nella Ue, la parte Nord dell’isola è diventata una sorta di rifugio per attività illegali, grazie appunto a controlli molto più blandi. Il tenore di vita dei turco-ciprioti inoltre, è molto minore dei loro connazionali a Sud.

Anche per questo, la vittoria di Erhürman appare come una luce di speranza. Negli ultimi anni, il dossier cipriota era infatti in un vicolo cieco. I negoziati per la riunificazione, fermi sin dal fallimento della conferenza di Crans-Montana nel 2017, erano stati sostituiti dalla proposta del due Stati. Questa situazione ha generato frustrazione e un senso di "perdita di identità" tra i turco-ciprioti, portandoli a votare per un candidato che promette di ripristinare la speranza di un futuro europeo e meno dipendente dalle dinamiche politiche turche.

Il voto, con un'affluenza di circa il 65%, premia quindi la volontà di ritornare al tavolo dei negoziati e di perseguire l'unica opzione che consentirebbe a Cipro Nord di uscire dal suo isolamento: la riunificazione federale sotto l'ombrello dell'Unione Europea.

Una spada di Damocle chiamata Erdoğan

Naturalmente, la grande incognita è costituita da Erdoğan, che aveva investito molto sostegno politico sull'uscente Tatar per promuovere la sua strategia dei due Stati nel Mediterraneo orientale. Non è un mistero che Istanbul, sostenuta anche dai cugini azeri, voglia costruire una zona di influenza in quell’area del Mediterraneo. A confermarlo ci sono anche le recenti schermaglie per delle trivellazioni di petrolio in una zona al largo di Cipro Nord che hanno rischiato di scatenare un incidente diplomatico.

Erdoğan si è congratulato con il neo-eletto ma ha subito messo in chiaro la posizione di Ankara: la Turchia continuerà a difendere con forza i "diritti e gli interessi sovrani" dei turco-ciprioti.

Questa dichiarazione sottolinea la principale sfida che attende Erhürman: la necessità di bilanciare il mandato popolare per il dialogo con le pressioni geopolitiche e militari della Turchia, che  mantiene ancora una significativa presenza di truppe nel nord dell'isola e un ruolo cruciale come Paese garante, assieme a Grecia e Regno Unito.

Il nuovo presidente ha promesso di inaugurare una "nuova era" di dialogo, e si prevede che i primi contatti con la controparte greco-cipriota avverranno a breve. La comunità internazionale,su tutte l'ONU e la UE, sperano che questa inaspettata inversione di tendenza possa sbloccare il dossier cipriota e portare a una ripresa credibile dei negoziati, forse già sotto gli auspici del Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Il cammino verso la riunificazione resta lungo e complesso, ostacolato da decenni di sfiducia reciproca e da questioni spinose irrisolte, come le garanzie di sicurezza e la restituzione delle proprietà. Tuttavia, con Tufan Erhürman alla guida, Cipro Nord ha espresso la sua volontà di scegliere la strada del compromesso e del futuro europeo. La palla passa ai tavoli diplomatici. Non sarà un gol semplice da segnare.