Come il revisionismo fa breccia fra i giovani spagnoli e rilancia Franco

Una forte campagna revisionista in rete sta rilanciando fra i giovanissimi l'immagine di Franco, ripulendo la dittatura e puntando sull'immagine securitaria. E oggi un Under 25 su 4 voterebbe Vox. Tutto questo mentre la Spagna si avvia a diventare la nuova locomotiva d'Europa

Come il revisionismo fa breccia fra i giovani spagnoli e rilancia Franco

A mezzo secolo dalla morte di Francisco Franco, l’eredità del Caudillo non soltanto vive ancora ma addirittura si sta ritagliando uno spazio consistente fra gli spagnoli. Non è solo «colpa» di Vox. Certo, Santiago Abascal e i suoi sodali sono sempre più forti in Spagna e questo ha il suo peso, ma in realtà sono i social media e in particolare TikTok a far crescere questo sentimento nostalgico per l’autoritarismo. Ecco però la novità: se è vero che oggi più di uno spagnolo su cinque (21,8%) considera in fondo gli anni della dittatura franchista come buoni o molto buoni, è soprattutto fra i giovanissimi che sta crescendo di più un sentimento di scontento per il sistema democratico. Secondo il Centro de Investigaciones Sociológicas (Cis), il 15% dei maggiorenni under 25 in Spagna considera il franchismo migliore della democrazia.

Revisionismo da TikTok

A fare breccia fra i giovanissimi, spiegano i sociologi spagnoli, è il lavoro di una minoranza molto agguerrita di influencer che diffonde in rete messaggi revisionisti del periodo franchista. Javier Llorente, analista del Cis, parla di un «ecosistema mediatico correlato» all’estrema destra che proietta messaggi nei quali la dittatura viene decontestualizzata, relativizzata e ripulita: «Stanno rimuovendo l’intero contesto di repressione e mancanza di libertà» sottolinea. Ne esce quindi un messaggio edulcorato del franchismo che si focalizza su sicurezza, rispetto delle regole, fermezza e valori fortemente conservatori. Una “España diferente”, come il documentario che la Tve franchista proiettò nel 1969 a uso e consumo del mondo nell’intervallo dell’unico Eurovision ospitato a Madrid per mostrare quanto la Spagna sotto Franco fosse un Paese accogliente e sicuro.

Si trattava in realtà di una attenta operazione di maquillage, iniziata con un giro turistico della stampa accreditata di tutta Europa nei luoghi simbolo della Spagna, ovviamente a spese del Governo franchista.

Allora il ruolo chiave ce l'aveva la tv. Oggi invece gli stessi messaggi i giovanissimi li ricevono direttamente sui loro smartphone e dunque li recepiscono in modo acritico.

Un ruolo chiave ce l’ha, manco a dirlo, l’intelligenza artificiale, perché con essa vengono create immagini o suoni che possono sembrare reali: una situazione che ai giovani, senza il filtro dei genitori o di chi gli anni franchisti e post franchisti li ha vissuti,  rende difficile distinguere tra verità e menzogna.

«La banalizzazione della dittatura viene diffusa attraverso meme, messaggi e video senza contesto», sottolineano gli analisti. Chi diffonde questi messaggi è ancora una minoranza e questo per adesso è ancora dirimente, ma il quadro comunque non può passare sotto silenzio. La democrazia spagnola insomma, non è ancora a rischio, ma certo questo è un punto di partenza.

Come spiegano gli analisti, Vox non è direttamente coinvolto in questo processo ma è chiaro che questa narrazione revisionista diventa terreno fertile per i discorsi incendiari di Abascal, tanto che se si votasse oggi il 23,3% dei giovani nella fascia 18-24 anni metterebbe la croce sul suo partito: manca pochissimo per il sorpasso al Psoe, che al momento è in testa alle preferenze dei giovani col 24,6%. Forse è anche per questo motivo che il governo di Pedro Sánchez è corso ai ripari organizzando un ciclo di eventi che sono culminati lo scorso 20 novembre, cinquantesimo anniversario della morte di Franco. “España en libertad. 50 años” ha proposto: mostre, eventi e convegni con un solo obiettivo, vale a dire mettere al centro la conquista della democrazia, raccontare la Transición, promuovere una cultura dei diritti e della memoria democratica.

La Spagna che cresce nonostante tutto

L’operazione nostalgia attuata dalle organizzazioni di estrema destra però al momento sembra prevalere: «Vendono un passato che non è esistito e lo usano come leva per arrivare al consenso» spiegano gli analisti. E se è vero che soltanto l’8,6% dei giovani vorrebbe effettivamente una dittatura, la questione non può comunque passare inosservata. Soprattutto nell’anno in cui secondo il Fondo Monetario Internazionale la Spagna si avvia a chiudere definitivamente il ciclo della crisi e a scavalcare la Germania nel ruolo di locomotiva d’Europa. Oltre 21 milioni di iscritti alla previdenza; uso sapiente dei fondi Next Generation Eu (investiti in digitalizzazione, infrastrutture e transizione energetica); oltre 300 miliardi di euro incassati nell’ultimo decennio da investimenti diretti esteri e un costo dell’energia nettamente inferiore per esempio a quello dell’Italia, che ha aumentato la competitività delle realtà energivore e aiutato i conti delle famiglie. E infine un tasso di aumento del Pil previsto nel 2026 pari al 2,3 percento, ovvero un punto in più della media Europea, il doppio della Germania. Dati che a oggi vedono l’economia spagnola quella col più alto tasso di crescita fra i Paesi avanzati dell’Unione Europea, con previsioni che restano sopra la media Ue anche per il futuro.