Costruire la pace in Medioriente con la salute: intervista a Norbert Goldfield

Norbert Goldfield, Medico, nato a Firenze nel 1952, è il fondatore della fondazione americana “Healing Across the Divides” che dal 2004 si propone di costruire la pace attraverso la salute, finanziando progetti per persone e comunità disagiate israeliane e palestinesi.

Costruire la pace in Medioriente con la salute: intervista a Norbert Goldfield
Alberto Krachmalnicoff (a sin.) presidente dell'Associazione Italia-Israele e Norbert Goldfield

Norbert Goldfield è uno dei principali attori per il processo di pace in medioriente. Medico, nato a Firenze nel 1952, è il fondatore e direttore esecutivo della fondazione americana “Healing Across the Divides” che dal 2004 si propone di costruire la pace attraverso la salute, finanziando progetti per offrire servizi in campo sanitario a persone e comunità disagiate israeliane e palestinesi. Noi lo abbiamo incontrato in questa intervista a margine di un incontro pubblico organizzato dall’associazione Italia Israele di Perugia, presieduta da Alberto Krachmalnicoff. Sarà lui che sentirete, ad un certo punto dell’intervista, rispondere ad una domanda sul futuro di Israele dopo il conflitto

Chi è Norbert Goldfield

Norbert Goldfield è nato  da padre ebreo austriaco, che fu detenuto nel campo di internamento fascista di Ferramonti in Calabria. La mamma era un’ebrea fiorentina. Dal 1943 al 1944 lei e la sua famiglia si nascosero in un piccolo villaggio della Toscana, protetti da una famiglia.

 Si sposarono nel 1949 a Firenze. La famiglia emigrò nel 1958 negli Stati Uniti ed è lì che Goldfield vive ed opera, cercando di creare un ponte fra la popolazione israeliana e quella palestinese. Lo fa attraverso la sanità, o meglio attraverso la diplomazia sanitaria, per mediare e trasformare i conflitti e per porre obiettivi comuni. I cessate il fuoco umanitari mediati dagli operatori sanitari sono obiettivi che attraggono entrambe le parti in conflitto, ma sono raggiungibili solo quando le parti collaborano: la mediazione per la trasformazione del conflitto è necessaria per rendere questi obiettivi una realtà.

 “Healing Across the Divides” è nata sulla semplice idea che tutti gli esseri umani desiderano una buona salute: “Come tutti gli americani sono coinvolto in questo conflitto – dice Goldberg- Come ebreo sentivo che non mi bastava più quello che facevo prima e cioè curare le singole persone che arrivavano in Italia o negli Usa da Gaza”.

L'incontro a Perugia che ha visto protagonista Goldfield

Come opera Healing across the divides

 Curare una persona ferita nel conflitto, nell’idea del professor Goldfield, va molto al di là dell’aspetto sanitario. Gli operatori sanitari cercano infatti di limitare la distruttività della guerra e di ridefinire una situazione di conflitto documentando l’impatto raccapricciante delle tecnologie belliche, ma anche e soprattutto, mettendo in atto una forte operazione di contrasto alla disinformazione e della propaganda. Gli operatori sanitari che operano in Israele e in Palestina infatti comunicano le loro conoscenze quando riferiscono al mondo esterno l’entità delle morti in un conflitto: molti di loro, compresi quelli che operano a Gaza, hanno pubblicato report in merito. Un altro dei principi della fondazione è prendersi cura di tutti, da entrambe le parti del conflitto, anche quando sono gli operatori sanitari a mettere a rischio la vita nel conflitto. Solidarietà e sostegno a prescindere, quindi. Ma anche il rifiuto di di cooperare o dissentire dalle politiche del governo

 “Noi infatti non abbiamo mai contatti diretti col Governo israeliano, né con Hamas, nè con l'Autorità Nazionale Palestinese – dice Goldfield – parliamo sempre e solo di salute, finanziamo progetti sanitari. Sono i nostri gruppi a decidere poi se collaborare o non le realtà sul posto. Noi costruiamo ponti: tocca poi alla politica, alle istituzioni e alle parti nel conflitto scegliere se attraversarli”.

Attualmente attraverso i progetti della fondazione sono state curate 250.000 persone, fra Israele e Gaza, dove da quando è scoppiato il conflitto, Healing Across the Divides ha investito denaro per una serie di progetti in Cisgiodania, con particolare attenzione ai campi profughi, a Jenin e  non solo. Ma a breve ne partirà un altro, in un kibbutz israeliano vicino al confine.

 Perché come spiega Goldfield, in questo conflitto stanno soffrendo tutti. Donne e bambini soprattutto ma non solo: palestinesi in gravi condizioni di salute mentale; palestinesi ed ebrei con alti tassi di diabete e difficoltà ad accedere a cure mediche adeguate; ebrei a basso reddito che vivono nel Negev con una cattiva alimentazione; donne beduine violentate dai partner, donne ebree ultraortodosse con bassi tassi di screening del cancro al seno. Proprio alle donne, Goldfield ha dedicato il suo ultimo libro "Peace building through women's health": se vi interessa lo trovate qui.

 Healing Across the Divides riunisce ogni volta gruppi di comunità locali per scambiare idee e generare interesse nel lavorare insieme. E questo approccio alla collaborazione comunitaria, così come l'enfasi sugli interventi basati sulla comunità, rappresenta un percorso verso la costruzione della pace.

La salute come speranza, oltre gli ostacoli


Curare le persone vuol dire, infatti ricostruire il tessuto sociale e la fiducia tra cittadini e quindi rafforzare le comunità. Ed anche su questo punta il progetto Healing across the divides. La guerra, o meglio, l’attacco di Hamas ad Israele il 7 ottobre 2023 sta cercando di rovinare anche questo: “I  nostri gruppi operano sul territorio, in Israele sanno che lavoriamo coi palestinesi e viceversa: prima  si facevano le riunioni insieme, ora non più. Ma anche il fatto che una parte sappia che lavoriamo insieme all’altra è un grande risultato, perchè lì non tutti sono d’accordo”.

 E racconta un dettaglio: “La nostra referente di Tel Aviv e quella che abbiamo a Ramallah sono amici. Ma la guerra ha cambiato molto. La prima dopo il 7 ottobre cerca di ignorare le notizie sulla guerra; la seconda vorrebbe ma non può, perché ogni giorno accompagna suo figlio quindicenne a scuola e deve sapere se i check-point sono aperti"

Healing across the divides è l'unica organizzazione senza scopo di lucro che fornisce finanziamenti e assistenza tecnica legati alla salute sia alle comunità palestinesi che a quelle israeliane, nonché l'unica a promuovere questo tipo di collaborazione sanitaria.

 Goldman è in costante contatto con gli operatori sanitari sui territori. Per questo è realista: “La pace? Per ora è lontanissima. Ma io ci credo e sono convinto che la salute possa essere un ponte per raggiungerla e soprattutto un mezzo per aiutare a riconoscere l’altro, il prossimo, da sé stessi. Succederà quando non ci sarò più? Pazienza. Vorrà dire che intanto avremo gettato un seme”.

L'evento può essere riascoltato su Radio Radicale a questo link.