Moldavia: vince l'Europa, ma la sfida comincia adesso

Moldavia: vince l'Europa, ma la sfida comincia adesso
Maia Sandu, presidente della Moldavia

La Moldavia ha tracciato una linea netta, guardando con decisione verso Occidente. L'esito delle recenti consultazioni politiche non è stato solo un voto, ma una vera e propria scelta di campo che risuona in tutta l'Europa orientale. La vittoria delle forze filo-europee, guidate dalla Presidente Maia Sandu, ha confermato la volontà popolare di accelerare il percorso di adesione all'Unione Europea, sancendo al contempo un chiaro smacco agli sforzi di destabilizzazione attribuiti a Mosca.

Non è un dato di poco conto perché la Moldavia è una delle regioni centrali per le politiche di Putin: avamposto sull’Europa, il leader russo infatti da un lato vende a prezzo ribassato il Gas a tutto il Paese, che parte dal gasdotto sito in Transnistria, la regione filorussa e dall’altra finanzia i movimenti separastisti. Ilan Shor, l’oligarca israelo-moldavo di origine russa, da tempo in esilio, controlla ancora la propaganda pro-Mosca. Il partito che portava il suo nome è stato messo fuorilegge quattro anni e la stessa sorte ha subito  Moldova Mare (Grande Moldavia), guidato da Victoria Furtuna, accusato di finanziamenti illeciti proprio da Shor.

Altre insidie per Sandu arrivavano anche dalla Gagauzia, regione turcofona, dove l’influenza russa è altrettanto forte: Shor si era infiltrato anche qui e recentemente era stata arrestata, sempre per malversazione e fondi neri Evghenia Guțul, condannata a sette anni e sanzionata anche dalla Commissione Europea.

Nonostante questo fuoco incrociato,  il leader dei filorussi Igor Dodon, avversario della Sandu già quattro anni fa, è uscito nuovamente sconfitto: l’alleanza Blocco Patriottico si è fermata poco sotto il 24% mentre Partito d’Azione e Solidarietà (PAS), guidato dalla presidente Maia Sandu, ha ottenuto oltre il 50 % dei voti, una soglia che – sulle proiezioni ufficiali – potrebbe consentirgli di mantenere la maggioranza assoluta con circa 55 seggi su 101.

L'aria che si respira a Chișinău è dunque quella di una capitale che sente di aver superato un esame cruciale per il suo futuro. La Presidente Maia Sandu, figura centrale del fronte europeista, è emersa come la chiara vincitrice, ricevendo un forte mandato popolare per proseguire le riforme e il cammino che porta a Bruxelles.

La risposta dell'Unione Europea è stata immediata e convinta. Dopo il risultato, la Commissione Europea ha già manifestato l'intenzione di accelerare i negoziati e i processi burocratici relativi all'adesione. Questo non è solo un segnale di benvenuto, ma un riconoscimento del fatto che la Moldavia si trova oggi in una posizione geostrategica cruciale, schiacciata tra l'Ucraina e l'influenza russa. Da Bruxelles, Ursula von der Leyen ha espresso sostegno al Paese: “La porta è aperta” verso l’Europa

Per la Moldavia, paese più povero d’Europa, il cui Pil per un terzo è costituito dai soldi che fanno rientrare in patria gli emigrati, l'adesione all'UE non è solo un obiettivo economico o politico, ma un ancoraggio di stabilità e sicurezza in una regione profondamente volatile. La conferma di Sandu e del suo orientamento segna il passo decisivo verso l'integrazione piena. Sulla strada di Chisinau verso l’Europa, manco a dirlo, c’è  però Viktor Orban: nonostante i negoziati per l’ingresso nella Ue siano infatti a buon punto, il processo di adesione non ha fatto passi avanti. Serve infatti l’unanimità e l’Ungheria si è messa di traverso. Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo ha in mano la patata bollente e cerca escamotage per aggirare l’ostacolo. L’idea è quella di far partire il percorso sul piano tecnico, per prendere tempo e intanto lavorare ai fianchi il premier ungherese. L’altra strada, quella di eliminare l’unanimità e passare alla maggioranza qualificata è infatti impercorribile: per modificare questa norma serve infatti, paradossalmente, l’unanimità.

Maia Sandu e il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa

'Disinfomatia': arruolati anche i preti

In ogni caso Il voto moldavo ha assunto un significato che va ben oltre i confini nazionali. Le consultazioni si sono svolte in un clima teso, segnato dai crescenti timori di interferenze e campagne di disinformazione orchestrate da attori esterni, che miravano a minare la credibilità del processo democratico e a favorire le fazioni filorusse.  Soprattutto fra gli expat, che hanno votato nei seggi all’esterno, sono state diffuse false immagini di brogli, con l’intenzione di delegittimare il fonte filo europeo e convincere gli indecisi a votare per Dodon.

Mosca ha negato ogni influenza ma prima del voto sono stati arrestati 75 moldavi con l’accusa di essersi addestrati in Serbia allo scopo di alimentare disordini in patria secondo il modello dei “sabotatori” che Mosca aveva infiltrato in Ucraina prima dell’attacco contro Kiev. Inoltre è stato anche dimostrato il coinvolgimento, particolarmente in Gagauzia, di preti ortodossi, pagati da Mosca per fare propaganda.

È per questo che la reazione internazionale è stata così significativa. Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato tra i primi a congratularsi, sottolineando come l'esito del voto dimostri che gli sforzi di Mosca per destabilizzare il Paese "non sono riusciti". Le sue parole evidenziano la posta in gioco: per Kiev, una Moldavia stabile e saldamente ancorata all'UE è un baluardo essenziale lungo il suo confine occidentale. Anche altri leader europei e nazionali (come Macron e  il primo ministro polacco Tusk) hanno accolto con favore il voto moldavo come un segnale forte di appartenenza democratica e europee. Insomma, il  voto di Chișinău è un doppio successo: una vittoria della democrazia pro-europea interna e, sul piano internazionale, una battuta d'arresto per la strategia russa nella regione.

Mosca prepara nuovi ricatti

Scegliendo l'Europa, il Paese non ha solo votato per un futuro economico migliore, ma ha riaffermato la sua sovranità e la sua determinazione a resistere alle pressioni esterne. La palla passa ora alla Commissione UE, che dovrà tradurre l'accelerazione promessa in passi concreti, mentre la Moldavia si prepara a un periodo intenso di riforme necessarie a superare la porta di Bruxelles. Sarà questa la vera sfida per Maia Sandu: Mosca è già pronta a guidare e finanziare nuove proteste di piazza usando il prezzo del gas come arma di ricatto.