Gibilterra è rientrata in Europa (e la Spagna esulta)
Accordo raggiunto fra il Regno Unito e la Commissione Ue a 10 anni dalla Brexit: il territorio d'Oltremare britannico armonizza molte sue leggi a quelle comunitarie. Cambiano anche i controlli
Un altro pezzo della Brexit si sgretola. Dopo gli accordi sul Backstop che di fatto hanno riportato l’Irlanda del Nord dentro il mercato europeo, adesso tocca a Gibilterra. Da poche settimane è diventato operativo in via provvisoria – sarà definitivo il 15 luglio – l’accordo fra Regno Unito e Commissione Ue per gestire le relazioni del territorio con l’Unione. Una cosa non da poco, se si considera che Gibilterra è territorio d’Oltremare britannico ma vi lavorano 15.000 frontalieri spagnoli, circa la metà dei 30.000 residenti. All’ombra delle colonne d’Ercole il referendum per l’uscita di Londra dalla Ue vide una vittoria schiacciante (oltre il 95%) del “Remain”. L’effetto più immediato della Brexit e quindi della chiusura dei confini sui frontalieri fu la svalutazione degli stipendi per il contraccolpo subito dalla sterlina nell’immediato del cambiamento.
Ci sono voluti circa sei anni per arrivare a un accordo. Esulta Madrid, che da sempre rivendica quel territorio contestando diversi punti del Trattato di Utrecht del 1713 che ne sancì la cessione agli inglesi dopo la guerra di secessione spagnola. Particolarmente, la Spagna contesta che la sovranità britannica si estenda oltre la città fortificata e il porto, rivendicando spesso il controllo sull'istmo (su cui sono costruiti l'aeroporto e altre strutture) e sulle acque circostanti.
Il cuore dell’intesa è l’eliminazione di tutte le barriere fisiche alla circolazione di persone e merci tra la Spagna e Gibilterra. Una misura che punta a sostenere la prosperità della regione, cui è fortemente interconnessa sul piano economico e sociale. Via la Verja, ossia il confine fisico, ma doppi controlli al porto e in aeroporto da parte delle autorità spagnole, con il supporto di Frontex e della polizia gibilterrina. Il Paese resterà fuori da Schengen ma di fatto ne diventa associato, visto che molto verrà armonizzato con le normative europee: tasse, ambiente, commercio, lavoro.
Londra mantiene la sovranità sul territorio - peraltro confermata per ben due volte da un referendum, nel 1967 (con il 99 percento dei voti) e nel 2002 - ma questo accordo serve soprattutto a distendere i nervi dopo anni di trattative serrate e spesso a muso duro. Forse non è un caso che si sia arrivati all’intesa nel momento in cui Londra e Bruxelles lavorano per un lento riavvicinamento: «Questa era l’ultima nostra questione irrisolta dopo la Brexit» ha spiegato il ministro degli Esteri britannico David Lammy nell’annunciare l’accordo in Parlamento. Anche Maroš Šefčovič, commissario al Commercio dell’Unione Europea, parla di «pietra miliare storica che rafforza un nuovo capitolo nella relazione tra Bruxelles e Londra, aprendo la strada a una partnership più forte, reciprocamente vantaggiosa e orientata al futuro».
L’eterna disfida sulla sovranità
L’intesa ha però riacceso anche la mai sopita polemica della sovranità sul Peñon. Madrid considera ancora in tutto e per tutto Gibilterra una sua colonia da riconquistare, al punto da avere ostacolato persino l’affiliazione della locale Federcalcio a Fifa e Uefa, cui si è arrivati solo nel 2016 e con la clausola che club e Nazionali di Spagna e Gibilterra non s’incontreranno mai. Così l’accordo lascia scontenta l’ala dura e pura della politica spagnola, quella che punta ancora alla riconquista della piena sovranità, compreso il controllo totale delle acque: «Questo accordo chiude le porte a eventuali altri tentativi di riprendercela» ha fatto sapere il Pp catalano, secondo il quale potrebbe spianare la strada a una cessione parziale di sovranità anche su Ceuta e Melilla, enclavi spagnole in Africa.
Ironia della sorte, è lo stesso scenario che a parti invertite ipotizzano i Tories nel Regno Unito, che parlano di «svendita» di Gibilterra alla Spagna e disegnano prospettive catastrofiche: «Prima Chagos, ora Gibilterra. Probabilmente le Falkland saranno le prossime» ha detto il deputato Mark Francois. Dal canto suo, il primo ministro gibilterrino Fabian Picardo esulta per un’intesa che salva l’economia del Paese e soprattutto lo rende molto meno paradiso fiscale: fra i punti chiave sottoscritti c’è infatti anche il potenziamento dello scambio di informazioni e la cooperazione giudiziaria internazionale per contrastare crimini diffusi quali contrabbando e importazione clandestina.
(articolo originariamente pubblicato su La Ragione)


