Imparare dagli errori del passato per costruire il futuro. Ma lo vogliamo davvero?
Nel saggio "Vogliamo futuro" di Francesco Tornaboni un'analisi dell'Italia attuale e proposte concrete. In un Paese respingente e refrattario al cambiamento, serve una svolta. Ma lo vogliono?
In questa sezione, che si occupa di quello che succede in Italia, cercando di analizzarlo in chiave critica, è giusto segnalare chi lo ha fatto in un volume privo di retorica e slogan. “Vogliamo futuro” è il saggio di Francesco Tornaboni, un’opera necessaria e provocatoria, una vera e propria bussola per orientarsi nelle macerie della politica italiana contemporanea. Pubblicato nel gennaio 2026, il testo non è una semplice analisi dei fallimenti passati, ma un manifesto generazionale che chiama a raccolta i Millennials e la Generazione Z per smettere di adattarsi alle scelte altrui e iniziare a costruire consapevolmente il proprio domani. Tornaboni, spezzino classe 1987, laureato in informatica umanistica a Pisa, un passato nelle file della sinistra (è stato fra i fondatori di Esse Blog, una delle realtà on line più vivaci nell’alimentare il dibattito da quella parte dello scacchiere) e cresciuto tra i miti televisivi degli anni ‘80 e le disillusioni della globalizzazione, trasforma il risentimento di chi ha visto svanire il “posto fisso” e la stabilità economica in una serie di proposte concrete e metodiche.
Scorrendo fra le pagine del libro, fra i vari temi, non è difficile scorgere tutti insieme i mali atavici di un Paese fermo agli anni 70, incapace – più per convenienza politica che per lassismo – di adattarsi ai cambiamenti sociali e civili e chiuso su sé stesso, sempre più lontano che paga le sue inefficienze a caro prezzo in un equilibrio illusorio sostenuto da un debito pubblico galoppante e da certezze ormai superate. Col risultato, che oggi la generazione di Tornaboni si trova fare i conti con un’Italia che offre loro sempre meno: il lavoro sicuro è diventato precariato strutturale, la casa di proprietà un lusso per pochi, la sanità territoriale un miraggio in alcune zone del Paese. Tornaboni non si limita però alla cronaca del declino; trasforma il disagio in un manifesto d’azione fondato su un categorico: “Ma anche NO!”. È il rifiuto di una generazione che non intende più pagare i cocci del passato senza avere il diritto di ricostruire il presente.
“Vogliamo futuro” affronta anche la complessa questione fiscale, proponendo un sistema semplificato basato su tre soli contributi e una “Tassa di Cittadinanza” progressiva che colpisce sia il reddito che il patrimonio, eliminando il labirinto di detrazioni e accise che oggi favorisce l’elusione. Ma la vera carica rivoluzionaria del testo emerge nelle proposte di riforma istituzionale, dove Tornaboni suggerisce il superamento del sistema attuale a favore di un Bicameralismo Generazionale. In questa visione, la Camera dei Deputati rappresenterebbe gli elettori fino ai 50 anni, mentre il Senato darebbe voce a chi ha superato tale soglia, obbligando così lo Stato a un compromesso costante tra gli interessi del presente e quelli del futuro.
In “Vogliamo futuro”, Tornaboni non fa soltanto critica, bensì propone soluzioni che spaziano dalla riforma radicale del mercato del lavoro alla creazione di un nuovo stato sociale. Uno dei punti di forza del libro risiede nella sua capacità di non restare sul vago: l’autore descrive nel dettaglio strumenti come l’Assicurazione Lavorativa Universale, un fondo unico per coprire malattia, maternità e disoccupazione per dipendenti e partite IVA, e una piattaforma digitale nazionale per far incontrare domanda e offerta di lavoro in modo trasparente.
Cambiare rotta, prima che sia tardi
Oltre alla teoria politica, “Vogliamo Futuro” offre una visione innovativa sul ruolo dello Stato come investitore strategico attraverso la creazione dell’Istituto per lo Sviluppo Nazionale (ISN), un ente autonomo dalla politica ma guidato da criteri manageriali per gestire asset confiscati, finanziare start-up e trasformare la ricerca scientifica in valore economico.
L’opera si chiude con una riflessione sulla nuova forma-partito, immaginata come una comunità radicata nel territorio ma potenziata da infrastrutture digitali e blockchain, dove la partecipazione torna a essere un dovere esigente e non una delega in bianco.
Vogliamo Futuro” è un testo necessario perché smantella il tabù dell’inevitabilità. Francesco Tornaboni non si limita alla diagnosi, ma fornisce un manuale operativo per la ricostruzione. La forza del libro risiede nella sua capacità di unificare le tutele tra dipendenti e autonomi, offrendo una guida concreta a chi non vuole più essere spettatore del proprio tramonto economico; non slogan ma soluzioni. Che ovviamente non hanno la pretesa di essere né migliori né risolutive o salvifiche, ma che si presentano come un invito intellettuale a smettere di adattarsi e iniziare a pretendere, un metodo per rimettere al centro il lavoro, i diritti e la responsabilità collettiva, invitando una generazione a smettere di essere spettatrice di uno spettacolo che non ha scelto per diventare finalmente protagonista della propria storia e del proprio futuro.



