L'altro 25 Aprile: la canzone d'amore e i garofani che fecero la storia del Portogallo
Non solo l'Italia: c'è un altro Paese che festeggia la propria liberazione: è il Portogallo. Storia di una rivoluzione incruenta partita con una canzone, che darà il via alla fine degli altri regimi
Mentre l’Italia combatte per mantenere viva l’essenza del 25 Aprile, sporcato ormai sempre più da manifestazioni d’odio e intolleranza che poco hanno a che fare con i valori della resistenza che si vorrebbero celebrare, c’è un altro Paese per il quale questa stessa data segna uno spartiacque importante: è il Portogallo.
L’anno da cerchiare in rosso è il 1974. In Portogallo il primo ministro è Marcelo Caetano, economista e docente universitario che sei anni prima era salito al potere a causa della morte del dittatore Antonio Salazar. Di orientamento cattolico e tradizionalista, Salazar fu un uomo freddo e distaccato. Durante il suo governo, che denominò Estado Novo impose tasse e tagliò le spese, senza badare a costi umani e limitò al minimo le libertà sociali e civili. Il Portogallo che prende in mano Marcelo Caetano è un Paese allo stremo, lacerato nel suo tessuto sociale ed economicamente fiaccato dallo stato di guerra che, proseguendo ormai da quasi due decenni e senza una soluzione politica in vista, risultava particolarmente oneroso in termini di risorse.
Marcelo Caetano introdusse piccole concessioni sociali e timide aperture al mercato, ma quella che passa alla storia - a seconda dei punti di vista - come la Primavera Marcellista o L’autunno del regime non riuscì a placare il malcontento generale diffuso, in particolare nelle classi sociali meno agiate e all’interno delle forze armate. Estado Novo mandava infatti i militari a proteggere le colonie dalle sommosse e dai movimenti separatisti in Angola, Mozambico e Guinea Bissau.
Una guerra coloniale dispendiosa che oltretutto i militari, molti dei quali con idee socialiste, non sentivano loro e soffrivano sulla loro pelle. Migliaia di soldati erano stati schierati in Africa. Un terzo del bilancio nazionale finì per essere assorbito dalle spese militari e questo rese la politica colonialista ulteriormente critica per la già difficile ’economia portoghese.
È in questo contesto che nasce il Movimento delle Forze Armate (Movimento das Forças Armadas”), che aveva come obiettivi la pace nelle colonie africane, la decolonizzazione, il cambiamento del sistema economico, la democratizzazione del paese mediante libere elezioni e l’abolizione degli strumenti di repressione del regime. Dopo un primo tentativo fallito di golpe, il comitato direttivo sceglie il 25 Aprile del 1974 come giorno per l’attuazione del piano che avrebbe rovesciato il regime.
I quattro simboli della rivoluzione
La giornata simbolo del Portogallo ha quattro protagonisti: due radio private ed altrettanti speaker, un ignaro cantante e una giovane fioraia: Celeste Caeiro.
Le due radio sono emittenti molto diverse, ma unite dallo stesso filo rosso con i militari delle MFA. La prima è Emissores Associados de Lisboa. Alle 22.55 del 24 Aprile 1974 speaker João Paulo Diniz sta conducendo il suo programma di intrattenimento: “Mancano cinque minuti alle 23 e sarà con voi Paulo de Carvalho, che vi canterà il suo grande successo dell’Eurovision E depois do adeus”.
Paulo De Carvalho aveva appena rappresentato, appena 18 giorni prima, il Portogallo all’Eurovision Song Contest 1974 a Brighton, nel Regno Unito. L’edizione che lancia a livello internazionale gli Abba, vincitori con Waterloo e una giovanissima Olivia Newton John, quarta per i padroni di casa e che in Italia passerà alla storia per la censura del brano di Gigliola Cinquetti, il cui titolo Sì pronunciato molte volte nel corso del brano, secondo la Rai avrebbe potuto influenzare la campagna elettorale in vista del referendum sul divorzio, in Portogallo era passata quasi inosservata: E depois do Adeus”, una modesta e innocua canzone d’amore finito, aveva chiuso all’ultimo posto.
Così quando Diniz annuncia il brano alla radio, nessuno può pensare – tantomeno il regime – che quello in realtà era il primo segnale, concordato coi militari dello MFA, in vista del Golpe. A questo punto tocca alla seconda radio, l’emittente cattolica Radio Renascença. A mezzanotte e venti del 25 Aprile, lo speaker Teodomiro Leite de Vasconcelos, che sta conducendo il seguitissimo programma Limite manda in onda Grândola, Vila Morena. Il brano, scritto e cantato da Alfonso Zeca è vietato dal regime, perchè dedicata ad una società operaia repressa da Salazar: la radio era riuscita ad acquistarne una copia di nascosto. Quello era il segnale di inizio delle operazioni militari.
Celeste dos Cravos
Tre ore dopo, inizia il golpe vero e proprio, con l’occupazione di aeroporto, radio e tv nazionali e della prigione politica di Peniche. Colonne di carri armati si riversano per le strade di Lisbona ed è qui che entra in scena Celeste Caeiro.
Minuta, alta poco più di un metro e mezzo, Celeste Caeiro faceva l’addetta al guardaroba in un ristorante di Lisbona, in Rua Braamcamp, che proprio quel giorno avrebbe dovuto festeggiare un anno dall’apertura. Per questo motivo il titolare aveva acquistato al Mercado de Ribeira, il più famoso della città, decine di garofani bianchi e rossi, da regalare ai clienti.
Ma l’aria quella mattina era diversa. C’era tanta gente in strada: una delle radio private sfuggite al controllo della censura aveva infatti trovato il modo di informare la gente che una parte dell’esercito si stava mobilitando per cercare di deporre il dittatore. Celeste Caeiro entra al lavoro, ma trovò un’aria di smobilitazione. “Andate tutti a casa, restiamo chiusi per evitare pericoli”, aveva detto il titolare. E per non mandare sprecati i garofani, ne regalò un mazzo a testa ai dipendenti.
Celeste Caeiro rispetta la consegna, ma incuriosita dal movimento delle strade, si dirige verso il centro di Lisbona, dove incontra un militare del Movimento delle Forze Armate che le chiede: “Hai una sigaretta?”. Caeiro rispose candida: “Ho soltanto questi garofani, te li regalo”. ll soldato accetta il regalo e lo mette nella canna del fucile. Celeste distribuisce i fiori ad altri militari che imitano il gesto del collega, a simboleggiare quello che nei fatti sarà: un golpe non violento. Nasce così quella che passa alla storia come la rivoluzione dei Garofani, Revolução dos cravos in portoghese.
Col fiore sui fucili, i militari attraversano le strade di Lisbona e vanno ad arrestare i vertici del regime. Mentre il governo cerca di mantenere il controllo, invitando i cittadini a rimanere nelle loro case, il popolo portoghese sceglie di scendere in strada e unirsi al movimento rivoluzionario. Il regime si arrende in poche ore e la rivoluzione si conclude con appena 4 morti, tutti soldati rivoluzionari uccisi dalle forze salazariste. Alle 22 di quello stesso 25 Aprile, un comunicato stampa delle forze ribelli trasmesso da Radio Clube Portugues, una delle emittenti occupate, annuncia la caduta del regime e la fine della guerra coloniale portoghese. Un’ora e mezza dopo, viene approvata la legge che forza il regime fascista a dimettersi e abolisce la polizia segreta e le organizzazioni paramilitari a sostegno del regime chiudendo definitivamente il periodo di Estado Novo
L’Italia, le coincidenze e l’effetto domino
In Portogallo ancora oggi il garofano all’occhiello è un simbolo di libertà tanto che già l’anno dopo, sempre sul palco dell’Eurovision, il primo rappresentante lusitano dopo il regime Duarte Mendes, si presenta sul palco con quel segno: ex capitano alla scuola di addestramento all’artiglieria, avrebbe voluto salirci in uniforme e col mitra. Ovviamente non gli fu concesso.
In Italia non passa inosservata la coincidenza con la festa della Liberazione: non fu facile ricostruire un quadro coerente sulle vicende portoghesi, nel lento susseguirsi di notizie e annunci, ma la caduta della dittatura in Portogallo viene subito considerata un ulteriore passo verso un’Europa democratica. Inoltre anche in Italia esistevano al tempo diversi movimenti anticolonialisti e alcuni dissidenti portoghesi, negli anni precedenti, avevano trovato rifugio proprio da noi.
Per il Portogallo il 25 Aprile 1974 segna l’inizio della democrazia; per le colonie africane, quello della libertà. Angola, Guinea portoghese (poi Guinea-Bissau) e Mozambico, Capo Verde e l’arcipelago São Tomé e Príncipe, nel 1975 conquistano l’agognata indipendenza. Ma soprattutto, la caduta del regime salazarista farà da effetto domino alla fine non cruenta degli altri governi autoritari. Da lì a poco, in quello stesso 1974, cadrà la dittatura dei Colonnelli in Grecia, sopraffatta dal fallito golpe a Cipro che darà il via alla spaccatura dell’isola. Nel 1975 toccherà alla Spagna, con la morte del Caudillo Francisco Franco e il ritorno della Monarchia.



