Parole malate e bugie ben costruite: "Così seminano odio per Israele"- Videointervista a Nathan Greppi
Il giornalista milanese esce con "Fact checking su Israele"che attraverso una analisi documentale demolisce la propaganda palestinista. Con lui parliamo anche del futuro che attende il Paese
Il giornalista milanese Nathan Greppi è in questi giorni in giro per l’Italia per presentare “Fact checking su Israele”, uscito per i tipi di Lindau. Si tratta di un saggio nel quale Greppi, profondo conoscitore delle dinamiche israeliane smonta tutta la narrazione debole- ma molto amplificata - costruita per generare odio verso un Paese, un popolo e i fedeli di religione ebraica in generale.
Lo incontriamo in una delle presentazioni a Perugia, alla sala Santa Chiara, in un evento organizzato dalla locale associazione Italia-Israele.
Il libro ruota attorno a cinque punti chiave. L'analisi di Greppi scava nelle radici dell'identità ebraica, riaffermando il sionismo non come un'imposizione coloniale, ma come il naturale movimento di autodeterminazione di un popolo legato alla propria terra da millenni. Parallelamente a questa ricostruzione storica, l'indagine si concentra sulle cosiddette "parole malate", un vocabolario manipolatorio utilizzato per deumanizzare lo Stato ebraico. Concetti come genocidio e apartheid vengono sviscerati come strumenti di una guerra psicologica che prescinde dalla realtà empirica. Greppi smonta l'accusa di segregazione razziale con il rigore dei dati parlamentari: "Solo alle elezioni israeliane del 2022 sono stati eletti 10 deputati arabi nella Knesset su un totale di 120 seggi", sottolinea. A questo si aggiunge una critica puntuale ai concetti di pink washing e green washing, interpretati non come progressi civili, ma come "coperture" strategiche. Secondo la logica dei detrattori, i primati di Israele nei diritti civili o nella tutela ambientale sarebbero mere operazioni di facciata per occultare presunti crimini, un meccanismo ideologico che nega a priori qualsiasi legittimità all'azione dello Stato.
Greppi si concentra poi sul ruolo delle istituzioni come l’Onu, che definisce compilci di questa campagna d’odio verso Israele, portando a supporto dati come le risoluzioni elevate contro il Paese anche quando stava operando per assicurare alla giustizia Adolf Eichmann, uno dei principali architetti della Shoah nel 1960 o quando sempre l’Onu sotto il segretariato di Kurt Waldheim, ex militare della Wehrmacht, nel 1976 condannò l'operazione Entebbe contro il dittatore ugandese Idi Amin Dada.
Il cuore investigativo del volume affronta le teorie del complotto più virulente, come il negazionismo degli stupri del 7 ottobre 2023 o la calunnia del furto di organi. Quest'ultima, nata da un articolo del 2009 di un quotidiano svedese privo di verifiche, continua a circolare nonostante le ripetute smentite, alimentando un antisemitismo mai sopito. Per comprendere come Israele sia diventato vulnerabile a tali attacchi, Greppi introduce un contributo fondamentale: l'intervista inedita a Yigal Carmon. Ex colonnello dell’intelligence e consigliere personale per il controterrorismo di due giganti della politica israeliana come Yitzhak Rabin e Yitzhak Shamir, Carmon evidenzia un fallimento strategico interno. Nella gerarchia del potere israeliano, le risorse e il "talento" sono stati storicamente drenati verso il Ministero della Difesa, lasciando il Ministero degli Esteri nelle mani degli "sfigati", ovvero di una classe dirigente mediocre. Questa asimmetria ha prodotto un disastro comunicativo: mentre l'esercito vinceva sul campo, la diplomazia pubblica (Hasbara) perdeva la guerra dell'informazione, permettendo alla propaganda di Hamas, sostenuta da colossi come il Qatar e la Turchia, di dominare la narrazione occidentale attraverso agenzie di stampa e media compiacenti.
Il futuro di Israele e il ruolo dell’informazione
Nella videointervista Greppi parla anche di quello che potrà essere il futuro di Israele dopo la prossima tornata elettorale, con il nuovo premier che sarà chiamato ad un grande lavoro per ricostruire l’immagine internazionale del Paese, distrutta dalle azioni disumane a favore di telecamera dei ministri. estremisti come Ben Gvir e Smotrich. In questo, sottolinea Greppi, sarà fondamentale il ruolo dell’informazione: “Bisogna fare rete - sottolinea - e non cedere alla narrazione che viene proposta solo perchè è la più semplice, è quella che passa più facilmente. Vanno sempre verificate le fonti”.



