Piccoli già grandi: l'abbraccio dell'Europa a San Marino e Andorra. Cosa cambia
Con la firma dell'accordo di associazione fra i due microstati e Bruxelles, il cerchio è quasi chiuso. Manca solo Monaco, che però ha fermato i negoziati. Ma l'Unione si rafforza. E anche l'Italia
Questo articolo è frutto della mia ricerca giornalistica
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L’Unione Europea guarda ai microstati come ulteriore prospettiva di crescita e sviluppo. Proprio recentemente infatti, il Consiglio Ue ha formalmente autorizzato la firma e l’applicazione provvisoria dell’Accordo di Associazione con la Repubblica di San Marino e il Principato di Andorra. Si tratta del coronamento di un cammino negoziale iniziato ufficialmente nel 2015, un percorso lungo e a tratti accidentato che ha visto, nel settembre 2023, la defezione del Principato di Monaco. La scelta di San Marino e Andorra di proseguire con determinazione, nonostante la sospensione dei colloqui da parte monegasca, sottolinea il valore strategico di un’intesa che mira a integrare pienamente queste realtà nelle “quattro libertà di circolazione” fondamentali dell’Unione: persone, capitali, servizi e merci
L’essenza di questo trattato risiede nella creazione di un mercato interno allargato che poggia sul principio cardine dell’omogeneità. Per la prima volta, i due piccoli Stati non saranno solo partner commerciali, ma parte integrante di un sistema normativo condiviso. Questo implica l’adozione dinamica dell’acquis comunitario, ovvero l’insieme dei diritti e degli obblighi giuridici che legano gli Stati membri dell’UE. La sfida per il Titano e per il Principato sui Pirenei sarà quella di recepire ed implementare la legislazione europea in tempo reale, garantendo così quella parità di condizioni di concorrenza necessaria affinché imprese e cittadini possano operare in un quadro di assoluta certezza giuridica. L’accordo non punta all’omologazione forzata, ma a una partecipazione consapevole che rispetti le specificità geografiche e demografiche dei due territori, trasformandole in punti di forza all’interno di un’Europa più coerente.
Servizi finanziari e integrazione economica al centro
Il cuore pulsante dell’intesa batte nel settore dell’integrazione economica, con un’attenzione quasi chirurgica ai servizi finanziari. L’accesso al mercato unico per gli istituti di credito di San Marino e Andorra avverrà secondo una logica di progressività e rigore. Prima di operare liberamente, le autorità locali dovranno superare una serie di verifiche stringenti sulla solidità dei propri quadri normativi e di vigilanza, sotto l’occhio attento delle autorità di vigilanza europee. In questo contesto, assume un rilievo tecnico fondamentale la collaborazione tra banche centrali, come dimostrato dall’interazione tra la quella di San Marino e Bankitalia per la definizione dell’addendum tecnico, necessario a garantire che l’integrazione finanziaria non pregiudichi la stabilità del sistema. Soprattutto per San Marino, si tratta di un enorme passo avanti, se si considera che la Serenissima fino al 2014 era ancora nella black list dell’agenzia delle entrate: ad oggi fra i Paesi della Ue il solo Portogallo la mantiene ancora nella lista nera, mentre San Marino è ora nella White List internazionale, avendo superato i controlli del Global Forum sulla trasparenza fiscale e del comitato antiriciclaggio Moneyval.
Oltre alla finanza, il trattato istituisce un quadro di cooperazione globale in ambiti di interesse comune quali la ricerca, l’istruzione, la tutela dell’ambiente e, non ultimo, la protezione dei consumatori e la cultura, settori che avranno un impatto diretto e tangibile sulla qualità della vita dei residenti.
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San Marino: intese trasversali sull’accordo
Le reazioni politiche raccolte nelle ore successive al via libera riflettono la magnitudo del traguardo. Luca Beccari, Segretario di Stato per gli Affari Esteri di San Marino ha parlato di una straordinaria opportunità di crescita che segnerà il destino delle nuove generazioni, ribadendo come l’accordo permetta di rafforzare l’integrazione senza abdicare alla sovranità nazionale.
Il quadro sammarinese è però molto frammentato. All’interno della stessa alleanza di governo, che unisce Pdcs (l’equivalente della nostra vecchia DC), Psd (il nostro Pd), Alleanza Riformista (area Forza Italia/Azione/ IV) e Libera/PS (Lista unica con equivalenti di AVS e Psi), le posizioni sono molto diverse: il Ps contesta infatti il metodo del governo e chiede che l’accordo venga bloccato finché non si terrà un referendum popolare per far decidere i cittadini.
Quella del referendum è peraltro una richiesta trasversale: anche un partito di opposizione come Repubblica Futura (equivalenti a PLD, Azione o + Europa), pur fortemente favorevole all’accordo, chiedono infatti una consultazione popolare. Contrari invece, sia pur per motivi diversi Domani Motus Liberi (equivalente sammarinese di Fratelli d’Italia) e Rete (M5S delle origini): i primi contestano i tempi troppo rapidi dell’applicazione del trattato, i secondi vi si oppongono parlando di deficit democratico”, ovvero l’obbligo di applicare a San Marino migliaia di leggi europee nate a Bruxelles senza che i sammarinesi possano votarle o discuterle.
Andorra: nessun piano B
Da Andorra, il Capo del Governo Xavier Espot (Democratici per Andorra, una forza Liberale) ha definito il momento una pietra miliare storica, esprimendo totale soddisfazione per un testo che risponde alle esigenze del Paese. Nel piccolo stato pirenaico il percorso è stato leggermente più accidentato e comunque l’accordo verrà sottoposto a referendum consultivo.
Una fetta consistente di andorrani, circa il 46 percento, non è infatti convinta e questo ha alimentato le forze di opposizione, particolarmente i sovranisti di Andorra Endavant e i nazionalisti di sinistra Concòrdia. Per motivi diversi, i due partiti sono entrambi fortemente critici. Andorra Endavant sciorina l’intero repertorio delle forze antieuropee di estrema destra: meno sovranità, meno controllo sull’immigrazione (perché l’accordo implica l’accettazione della libera circolazione delle persone, smantellando il modello di immigrazione controllata e i criteri di sicurezza attuali), danni al commercio locale. Concòrdia chiede invece maggiore gradualità, temendo che l’applicazione piena dell’accordo possa facilitare ulteriormente gli investimenti speculativi stranieri nel settore immobiliare, facendo impennare i prezzi delle case. Inoltre contesta il fatto che l’accordo costringerà subito Andorra a recepire in blocco tutte le leggi Ue, col rischio di mandare in blocco un Parlamento che lavora su numeri molto più bassi.
Il premier Espot ha però avvertito le opposizioni: l’Unione Europea non è disposta a rinegoziare i termini in caso di bocciatura del referendum: è un’occasione da “prendere o lasciare”.
Le identità preservate con benefici speciali
Un punto cruciale dell’accordo del resto riguarda le tutele ottenute per preservare l’identità dei microstati. Andorra, ad esempio, ha ottenuto clausole di salvaguardia specifiche per la gestione dei flussi migratori, mantenendo regimi di quote per i permessi di residenza onde evitare impatti insostenibili sulla sua piccola base demografica. Il Principato non entrerà nell’area Schengen, mantenendo dunque i controlli alle frontiere fisiche, un dettaglio fondamentale per la sicurezza percepita. Sul fronte fiscale, l’accordo garantisce invece il mantenimento della sovranità fiscale: le imposte come l’IGI (Imposta Generale Indiretta) e l’IRPF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) rimarranno a livelli competitivi, proteggendo quel differenziale che costituisce il baluardo dell’economia andorrana. Anche per il settore del tabacco è stato previsto un periodo di transizione eccezionale di trenta anni, permettendo una diversificazione economica progressiva e indolore.
San Marino, che invece - grazie alla frontiera aperta con l’Italia - gode già di fatto di molti dei benefici di Schengen pur restandone fuori, ha ottenuto invece di sistema di quote d’ingresso per i cittadini UE che intendono stabilirsi o lavorare sul Titano; la facoltà di porre restrizioni e requisiti specifici sull’acquisto di immobili e terreni da parte dei non residenti; mantenere diritti esclusivi sui propri monopoli di stato, come tabacchi e giochi che rappresentano storiche entrate fiscali per il bilancio pubblico del Titano. Inoltre, come detto, le banche locali hanno concordato un percorso di recepimento a tappe delle normative di vigilanza e antiriciclaggio dell’UE, dando tempo alle banche locali di strutturarsi senza rischiare il fallimento.
Europa e Italia applaudono
A Bruxelles, l’atmosfera è di grande fiducia. In particolare il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha lodato il partenariato lungimirante, fondato su regole condivise e su una profonda stabilità regionale.
Anche l’Italia applaude. La Farnesina ha accolto con estrema soddisfazione il successo di San Marino, considerandolo un risultato storico che valorizza l’unicità del rapporto bilaterale tra Roma e il Titano. L’integrazione di San Marino nel mercato unico è vista ovviamente come una vittoria strategica per l’intera economia italiana, specialmente per i territori confinanti di Emilia-Romagna e Marche. L’abbattimento delle barriere residue e la creazione di un quadro giuridico omogeneo permetteranno di risolvere numerose frizioni operative quotidiane, facilitando il lavoro delle imprese e la mobilità dei lavoratori frontalieri. Per l’Italia, avere un vicino così integrato nelle regole europee significa stabilizzare un’area economica vitale, favorendo investimenti e innovazione tecnologica in tutta la penisola.
Perché Monaco si è invece ritirato
Con San Marino ed Andorra c’era come detto anche Monaco, ma il Principato si è fermato nel 2023. L’accordo è inciampato proprio sui principi cardine. La fiscalità agevolata, alcune priorità nazionali- soprattutto quelle su impiego e casa - oltre alla perdita di controllo sulla regolamentazione delle professioni e i forti controlli Ue sui flussi illeciti di denaro sono risultati argini insormontabili. I negoziati con Monaco sono stati congelati di comune accordo, e il Principato ha preferito mantenere lo status quo: un’economia indipendente basata su accordi bilaterali mirati (specialmente con la vicina Francia) piuttosto che un’integrazione strutturale nel mercato unico europeo. Monaco è comunque membro di fatto di Schengen, mentre è a pieno titolo parte del territorio doganale dell’Unione. Non è escluso che i negoziati riprendano, se si riuscirà a trovare un compromesso.
L’Europa casa anche per i più piccoli
Superati tutti i passaggi burocratici e politici, l’accordo di associazione alla Ue per Andorra e San Marino entrerà in vigore dal 1. Gennaio 2027. Se si considera che il Liechtenstein è dal 1995 nello Spazio economico europeo e del Mercato Unico e dal 2011 dentro Schengen, e che il Vaticano di fatto è di fatto parte integrante di entrambi grazie all’unione doganale con l’Italia, la piena integrazione anche dei piccoli stati è quasi compiuta.
Da parte di Bruxelles non c’è infatti l’interesse di integrare nessuno dei microstati europei come Paese membro, poiché sarebbe eccessivamente complesso gestire questioni interne all’Unione (come ad esempio le presidenze di turno del Consiglio dell’Ue, o il diritto di veto degli Stati membri) per entità territoriali troppo limitate a livello di superficie e popolazione. Ma questo accordo di associazione è la dimostrazione che l’Unione Europea può essere una casa accogliente anche per le sue componenti più piccole, purché vi sia una volontà politica chiara e una visione strategica comune. Consolidare il ruolo di San Marino e Andorra significa rafforzare l’identità di un’Europa unita e coerente, capace di offrire sicurezza giuridica e prosperità senza annullare le radici storiche delle antiche repubbliche. Il lungo decennio di negoziati si chiude lasciando spazio a una fase di attuazione che richiederà impegno e responsabilità, ma che promette di consegnare alle nuove generazioni un futuro di integrazione, stabilità e crescita nel cuore del mercato più grande del mondo.




