Portogallo tutt'altro che Seguro: ora il salazarismo di ritorno è una minaccia
Le elezioni presidenziali portoghesi hanno incoronato il socialista Seguro, ma l'ascesa di Chega, partito di estrema destra salazarista è preoccupante. E per il Governo di centrodestra si prospettano tempi difficili
Le elezioni presidenziali portoghesi del 2026 non passeranno alla storia solo per i loro record numerici, ma per la loro funzione di test di sforzo per la tenuta delle democrazie liberali europee. In un momento in cui il Paese era flagellato dalla furia delle tempeste Kristin e Leonardo, che hanno lasciato dietro di sé una scia di distruzione e vittime, l'elettorato è stato chiamato a scegliere tra la continuità dell'ordinamento repubblicano e un'insorgenza populista senza precedenti. La vittoria di António José Seguro, esponente di un socialismo colto e moderato, rappresenta molto più di un successo di partito: è l'erezione di un baluardo istituzionale contro la marea illiberale che sta lambendo i confini di tutto il continente.
Socialista atipico, già eurodeputato, non proprio amatissimo dal suo partito, nel 2014 contese la leadership del partito all’attuale presidente del consiglio europeo Antonio Costa. La sua vittoria è un segnale forte ma anche un indice altrettanto chiaro di come il Portogallo – quindici anni dopo la crisi – sia un Paese profondamente spaccato. Dalle presidenziali infatti emergono un vincitore ed uno sconfitto ben chiari. Lo sconfitto è il partito di Governo: i socialdemocratici, che a dispetto del nome in Portogallo sono una lista di centrodestra, hanno visto il loro candidato presidente Marques Mendes perdere moltissimi consensi. Il vincitore, senza ombra di dubbio è Chega, il partito di estrema destra salazarista: il suo leader Andrè Ventura non solo è andato al ballottaggio ma ha preso un terzo dei voti, poco più del 33 percento: è il record assoluto per un partito di estrema destra da quando è caduto il regime di Estado Novo nel 1974. Ventura è passato dal 23 al 33 percento fra un turno e l’altro e se non ha vinto è perché anche un pezzo del centrodestra è talmente spaventato dalla sua retorica incendiaria da aver preferito votare perfino Seguro.
La "cannibalizzazione" del centro e il fronte di sistema
Il contesto emergenziale ha infatti cristallizzato due modi antitetici di intendere la leadership. Da un lato, la "politica dell'oltraggio" di André Ventura, che ha cinicamente sfruttato l'inefficacia e la tardiva azione del governo di centrodestra per denunciare il fallimento delle élite; dall'altro, la "politica della responsabilità" di Seguro, che ha scelto un profilo discreto e istituzionale, presentandosi non come un tribuno, ma come un garante della stabilità nazionale. Il Portogallo ha scelto la moderazione, ma è una scelta che avviene sotto l'assedio di un populismo che ha ormai mutato i rapporti di forza e la grammatica del discorso pubblico portoghese.
Il ballottaggio ha consegnato un risultato che, analizzato con gli strumenti della geopolitica interna, rivela una mutazione strutturale. António José Seguro è diventato il Presidente della Repubblica più votato nella storia del Portogallo, raccogliendo ben 3.482.481 voti. Questo dato non solo eclissa il record storico di Mário Soares del 1991 (3,46 milioni), ma certifica un fenomeno di "cannibalizzazione del centro" necessario per la sopravvivenza della Repubblica.
Che non fossero tempi facili per il PSD lo si sapeva. Le ultime politiche avevano infatti consegnato uno scenario senza maggioranza, col premier Luis Montenegro alla guida di un monocolore di minoranza, costretto per sopravvivere a chiedere i voti su ogni provvedimento una volta a destra e un’altra a sinistra. Ma alle presidenziali, si è registrato il collasso del partito, col candidato governativo Luis Marques Mendes, fermatosi a un umiliante 9% al primo turno. Questo ha costretto l'elettorato moderato e conservatore a una "resa strategica": per impedire l'ascesa di Ventura, i voti di Marques Mendes, del liberale Cotrim de Figueiredo e dell'ammiraglio Gouveia e Melo sono confluiti massicciamente su Seguro, creando un "fronte di sistema" trasversale.
Seguro ha dominato quasi ogni distretto e municipio del Paese, radicando il suo consenso in una nazione che, pur sofferente, si è rifugiata nella certezza costituzionale. Ventura, pur sconfitto, ha tuttavia mantenuto una forza preoccupante nel voto dei portoghesi all’estero e in segmenti demografici specifici, portando il suo totale a oltre 1,7 milioni di voti (il 33,17%).
L'ascesa di Chega: oggi è il terzo partito in Portogallo
Nonostante la sconfitta formale, André Ventura emerge quindi da questa tornata come il leader de facto dell'opposizione di destra, avendo di fatto svuotato lo spazio politico del centrodestra tradizionale. La traiettoria di Chega! è sbalorditiva: dall'1% delle legislative del 2019 ai 60 seggi attuali in Parlamento, fino al 33,17% di queste presidenziali.
Ventura ha costruito una "macchina da guerra" comunicativa che fonde l'estetica moderna dei social media con una retorica che riecheggia il passato autoritario senza nascondersi.
L'uso di inni virali generati dall'intelligenza artificiale come "Questo non è il Bangladesh" per veicolare messaggi xenofobi e la riproposizione dello slogan salazarista riveduto in "Dio, patria, famiglia e lavoro" mostrano una capacità di adattamento che spiazza i partiti tradizionali.
Il partito è stato più volte richiamato dalla Corte Costituzionale, che ha respinto i suoi statuti per l'eccessiva concentrazione di potere nelle mani di Ventura, e dai tribunali ordinari per manifesti discriminatori contro le comunità Rom. Chega è oggi la terza forza del Paese ma ha il potere di far saltare il banco: lo ha dimostrato in Parlamento. Le ultime politiche sono state infatti elezioni anticipate, perché una insolita convergenza fra Chega e i socialisti aveva costretto Montenegro a dimettersi, travolto dalle accuse di conflitto di interesse per via di alcune consulenze affidate dal Ministero dell’Economia alla Spinumviva, società di consulenza di proprietà della famiglia del premier. Ora dopo il voto presidenziale Chega resta alla finestra: Ventura non legge infatti questo risultato come una fine, bensì come la validazione del suo ruolo di guida unica della destra portoghese, puntando apertamente a rovesciare il governo Montenegro alla prima occasione utile.

La sfida della "Cohabitação”
Il settennato di Seguro sarà caratterizzato da una cohabitação (convivenza) istituzionale estremamente tesa con il governo di minoranza di Luís Montenegro. Nel sistema semipresidenziale portoghese, il Presidente non è infatti è un mero spettatore; detiene quella che gli analisti lusitani definiscono "bomba atomica", ovvero il potere di scioglimento del Parlamento. Montenegro governa attualmente con l’appoggio esterno dei socialisti, ma le presidenziali hanno ribaltato i rapporti di forza. Seguro sarà quindi un arbitro “attivo”: certamente avrà il compito di difendere la fragile legittimità di Montenegro dall'ostruzionismo parlamentare sistematico di Chega e dovrà evitare di essere percepito come un ostacolo ideologico al governo, ma avrà comunque il pulsante reset in mano. Al suo predecessore Marcelo Rebelo Sousa, questa arma si è ritorta contro, perché alle successive elezioni anticipate i socialisti sono crollati a tal punto che il segretario si è dimesso. Seguro dovrà quindi giocarsela bene.
Anche perché pressioni contro Montenegro arrivano anche dall’ala più a sinistra del parlamento, che gli contesta politiche troppo liberiste. Secondo il Partido Comunista de Portugal, la stabilità procedurale difesa da Seguro rischia di essere un guscio vuoto se non supportata da una stabilità sociale. La crescita di Chega, sottolinea il partito, non è un fenomeno puramente ideologico, ma affonda le radici in fratture materiali profonde che il sistema politico tradizionale fatica a ricomporre. Traduzione: Chega riscrive da destra le politiche sociali della sinistra e questo unito a temi caldi come legalità e sicurezza è sufficiente per farla salire nei consensi.

Lisbona come laboratorio di resilienza democratica
Per l'Unione Europea, il Portogallo si conferma un pilastro fondamentale e un laboratorio politico. Il Paese ha applicato con successo il modello del "cordone sanitario" (o voto di sbarramento), simile al modello francese, dove l'elettorato si compatta attorno a una figura di garanzia per impedire l'accesso degli estremisti ai vertici dello Stato.
In un momento in cui l'Europa osserva con apprensione le derive illiberali in Ungheria o Slovacchia, Lisbona invia un segnale di resilienza. La vittoria di Seguro dimostra che le istituzioni liberali possiedono ancora gli anticorpi necessari per resistere alla polarizzazione strutturale. La stabilità del Portogallo non è solo una questione interna, ma un tassello strategico per l'integrazione europea, offrendo un esempio di come il "terreno comune" democratico possa ancora prevalere sulla retorica della rottura.
Armistizio fragile in una guerra culturale permanente
La vittoria di António José Seguro segna l'inizio di un ciclo politico di estrema delicatezza. Sebbene il popolo portoghese abbia dato prova di un alto senso di responsabilità civica, la democrazia nel 2026 non è un dato acquisito, ma un impegno quotidiano che richiede credibilità e dialogo.
"Il popolo portoghese è il migliore al mondo per senso di responsabilità civica, rispetto e impegno verso i valori democratici.", ha sottolineato Seguro subito dopo la sua elezione. Parole che stanno a ricordare come il Paese viva ora un "armistizio fragile". La minaccia del populismo non è stata neutralizzata, ma solo contenuta. La sfida per il nuovo presidente sarà quella di utilizzare la sua immensa autorità morale per ricucire le fratture di un Paese diviso, evitando che l'alternanza democratica diventi, alla prossima occasione, una capitolazione definitiva davanti alle forze della reazione. La stabilità deve ora trasformarsi in azione politica concreta, affinché il "porto sicuro" di Seguro non resti un'isola isolata dal mare in tempesta della realtà sociale.