Slovacchia, la nuova rivoluzione di velluto è a tempo di musica

Artisti e giovani slovacchi scendono in piazza a difesa della libertà di espressione. La nuova Rivoluzione di Velluto è a tempo di musica folk

Slovacchia, la nuova rivoluzione di velluto è a tempo di musica

In Slovacchia le lancette del tempo sono improv- visamente tornate indietro al 1989. Mentre a Praga la Rivoluzione di Velluto rovesciava lenta-mente il regime comuni-sta, a Bratislava il cambio di regime si consumava quasi in silenzio, represso dai media controllati dal governo. Furono i giovani - studenti universita- ri e musicisti soprattutto - a fare da megafono per la gente: usciva- no di notte per appendere sui muri delle piazze volantini scritti a mano per informare sui fatti la gente ignara, rischiando anche di essere arrestati dagli agenti della Stb, la polizia segreta cecoslovacca).

Il canto, la musica - persino quella religiosa, in un Paese dove vigeva l'ateismo di Stato - erano una delle più grandi forme di protesta e per questo spesso vietati. A 35 anni di distanza sono ancora i giovani e gli artisti che guidano la protesta contro la svolta illiberale del premier Robert Fico. Una ribellione che si è fatta più forte dopo che il governo ha rimosso d'imperio il direttore del Teatro nazionale e quella della Galleria nazionale, rei di non allinearsi al pensiero politico del partito al governo e soprattutto dopo la chiusura della 'troppo liberale' tv di stato Rrts, sostituita con un'altra (Stvr) i cui vertici sono interamente nominati dal governo, che può rimuoverli senza preavviso in qualunque momento. Una deriva iniziata con la chiusura del Fondo slovacco indipendente per la pro- mozione delle arti e con l'appro- priazione da parte del governo degli spazi della musica folk e popo- lare per farne strumento di propaganda politica contro quelli che lo stesso Fico definisce «nemici del- la nazione».

Le nuove "isole di derivazione positiva"


Gli spazi per la cultura libera in Slovacchia - 'isole di derivazione positiva', per usare un'espressione ne retaggio della Rivoluzione di Velluto - si contano ormai sulle dita di una mano. È nato così Nie v Mojom Krojí (Not in my Folk Outfit), un movimento controcul- turale che si batte per la libertà di espressione e per mantenere il ca- rattere inclusivo negli spettacoli di musica folk. L'iniziativa, gui- data dalla cantante Júlia Kozáková, ha già raccolto l'adesione di circa 150 fra i maggiori espo- nenti del genere: «Col taglio dei finanziamenti al fondo per le arti, Fico ha messo a rischio tutto il nostro mondo. I festival di musica popolare per noi sono momenti di condivisione e interscambio fra popoli e culture, non accettiamo che diventino strumento di propaganda. Ma non ci fermeremo, il World Music Festival, fiore al- l'occhiello di Bratislava, andrà in scena lo stesso».

L'altra 'isola' è lo Sharpe Festival, ospitato fra le aule riconvertite e le vecchie cantine di Nová Cvernovka, un vecchio liceo diventato centro artistico. Lì si alternano ogni anno artisti della scena indipendente da tutta Europa per can- tare e parlare di quei valori che Fico ha messo al bando anche costituzionalmente, riconoscendo per legge soltanto due sessi e avviando una forte campagna anti- Lgbtq: «La cultura del popolo slovacco dovrebbe essere slovacca e di nessun altro» aveva spiegato il ministro della Cultura Martina Šimkovičová, annunciando in stop a progetti che non esaltino i valori tradizionali. L'unico impegno insieme a quello slovacco, la bandiera dell'Ucrai-na (in opposizione alle simpatie filorusse del premier) sventola al fianco di quella slovacca e di quella europea.

L'inno slovacco cantato a squarciagola insieme a quello europeo. Dai mesi i raduni a difesa della libertà si susseguono per le piazze di Bratislava e delle altre città slovacche, guidate dai giovani e da Martin Šimečka, leader dell'opposizione. Che ha già dato appuntamento a tutti in piazza della Libertà in una data simbolica: il 17 Novembre, anniversario dell'avvio della Rivoluzione di Velluto.

(articolo pubblicato originariamente su La Ragione)