Questo articolo è frutto della mia ricerca giornalistica
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Marco Pannella, da lassù avrà sorriso. Il progetto di fare del Canada un membro associato dell’Unione Europea annunciato a Strasburgo dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e dal premier canadese Mark Carney somiglia molto a quello che lui chiamava “Sistema mondiale della democrazia e delle democrazie”. L’idea era molto semplice: una nuova alleanza politica ed economica fra gli stati democratici che potesse superare i veti dei regimi autoritari o non democratici che bloccano l’Onu e la rendono incapace di difendere i diritti umani. Unire le democrazie liberali esistenti per creare un contrappeso globale capace di promuovere transizioni pacifiche verso lo stato di diritto.
A oltre 40 anni di distanza, quella teorizzazione sembra ora prendere forma fra i banchi del Parlamento Europeo di Strasburgo. Certo, quella della associate membership è una formula tutta da costruire perchè non è prevista negli attuali trattati, che richiederà un percorso lungo e complesso, ma l’orizzonte che si vede è assolutamente necessario di fronte alla profonda trasformazione degli scenari economici mondiali.
Canada-Ue: un legame lungo oltre 70 anni
Per chi segue le vicende europee col grandangolo che va oltre la politica, quest’intesa non ha niente di innaturale. Canada ed Europa sono legate da sempre. Intanto per i 3000 chilometri di frontiera artica che condividono grazie alla Groenlandia, parte del regno di Danimarca. Poi perchè in Canada oltre il 70% della popolazione (circa 20 milioni) ha origine europea (britannica, irlandese, francese, tedesca e italiana, soprattutto).
Infine, perchè i media pubblici canadesi sono legati a doppio filo con quelli europei: CBC-Radio Canada collabora con la EBU, il consorzio delle tv pubbliche di Europa e bacino del Mediterraneo sin dal 1950, anno della sua fondazione e da giugno 2026 ne è diventato full member. Questo vuol dire che radio e tv canadesi sono entrate a pieno titolo nel circuito di interscambio dei programmi della Eurovisione e a Maggio 2027 il Canada farà il suo esordio anche all’Eurovision Song Contest.
Anche sul piano economico, il legame fra Ue e Canada era già forte grazie prima di tutto al CETA, un accordo di interscambio economico che ha portato sviluppo e crescita. I dati parlano chiaro: commercio senza dazi con scambi cresciuti del 70% (da 72 a 123 miliardi) dal 2016 ad oggi, crescita del Pil e anche parzialmente degli stipendi. L’Italia è uno dei 10 Paesi Ue dove questo accordo è ancora provvisorio, a 10 anni dalla stipula: destra e sinistra non vogliono perdere I voti delle lobby agricole ai quali il CETA non piace e quindi la ratifica è ancora lì che giace in Parlamento. Oggi entrambe applaudono all’intesa col Canada. Eccola, l’ipocrisia del populismo che domina la politica italiana.
Sempre nel 2016 Canada e Ue hanno siglato lo Strategic Partnership Agreement, per una cooperazione su politica estera, diritti umani, ambiente, energia, ricerca e sicurezza. Dal 2026 inoltre, Carney ha fatto del Canada il primo paese non europeo a partecipare al SAFE, il programma europeo per finanziare acquisti comuni nel settore della difesa. Un modello che Bruxelles è pronto a replicare ed usare come porta d’ingresso per nuovi scenari di cooperazione con Paesi fuori dall’Europa continentale.
Soft power senza confini
Ancora una volta e come dimostriamo in questa newsletter musica e geopolitica vanno a braccetto e sono due facce dello stesso soft power. Basta leggere le dichiarazioni per rendersene conto.
Marie Philippe Buchard, presidente e amministratore delegato di CBC-Radio Canada, commentando l’adesione alla EBU parla di “pietra miliare importante che andrà a beneficio delle persone su entrambe le sponde dell’Atlantico, aiutando a combattere la disinformazione e sostenere l’espressione culturale”. Mark Carney parla invece della necessità di dare una risposta ai cambiamenti geopolitici in atto e di una alleanza “per il futuro, che ha come obiettivo non l’autosufficienza ma la resilienza collettiva” mettendo sul piatto capacità strategiche come difesa, intelligenza artificiale, sicurezza energetico e commercio, soprattutto digitale, oltre al rafforzamento dei legami fra le rispettive popolazione con l’apertura di nuove prospettive per i giovani europei e canadesi di studiare e vivere sulle due sponde dell’Atlantico. Ma soprattutto parla di un rapporto che “permetterebbe a Canada e Unione europea di accrescere la propria sovranità, tutelando la possibilità dei cittadini di scegliere liberamente come vivere e quella dei Paesi di prosperare”.
Non lo nomina, ma il destinatario del messaggio è chiaramente Donald Trump, che non ha mai rinunciato a voler fare del Canada il 51.stato degli Usa e infatti l’ha presa malissimo, minacciando tagli e ulteriori dazi oltre a quelli che già gravano su entrambe le parti.
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Benefici comuni per un nuovo asse politico-economico
Ma concretamente, cosa vuol dire per il Canada diventare membro associato della Ue? Sicuramente Ottawa non diventerà mai membro pieno perchè questa è una prerogativa riservata agli Stati dell’Europa geografica. Si tratta quindi di costruire uno status inedito, che vada anche le forme ibride già presenti come ad esempio l’accordo di associazione, raggiunto recentemente fra Bruxelles, San Marino e Andorra (ne ho parlato qui, per approfondire), anche se tecnicamente è regolato dallo stesso articolo 217 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.
Il Canada non può entrare nel mercato Ue come invece possono fare San Marino e Andorra e quindi non si applica la libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone: si punta invece a cooperazioni mirate, come ad esempio l’ingresso nel programma Erasmus + per gli studenti e sul fronte scientifico in Horizon, che consentirebbe di mettere in comune risorse e competenze in IA, spazio, tecnologie quantistiche, medicina e clima. La Corte di Giustizia Europea non avrà alcuna giurisdizione in Canada ma ci sarà uno stretto coordinamento bilaterale.
Il vero punto di forza sta invece nel fatto che il Canada diverrà un partner strategico della Ue e viceversa su alcuni temi forti e centrali. L’obiettivo è ridurre le dipendenze senza chiudere i mercati. L’equazione di Carney è semplice: dove le capacità sono diverse, si completano, dove coincidono possono creare scala. Questo dovrebbe consentire a entrambe le parti di abbassare i costi, rafforzare il potere negoziale e ridurre il rischio che un singolo governo o una singola impresa controlli l’intera filiera.
L’esempio più immediate è quello dei minerali critici: in Canada ci sono giacimenti di oltre 34 minerali strategici e si producono 10 di quelli essenziali per la transizione energetica che è uno dei pilastri dell’Agenda Ue. L’Europa ha bisogno di forniture sicure, il Canada ha bisogno delle capacità europee di lavorazione, trasformazione e investimento: il nuovo status potrebbe costruire una politica industriale coordinata con contratti di lungo periodo, stoccaggi comuni e finanziamento di miniere e impianti di trasformazione.
Stesso discorso su Gnl e idrogeno, fondamentali per la sicurezza energetica europea. Ottawa ha le infrastrutture che possono servire all’Europa per diversificare le importazioni e una relazione più stretta fra Canada e Ue potrebbe portare ad una cooperazione sul fronte dell’energia pulita con investimenti europei in Canada che beneficerebbe anche del knowhow europeo in materia.
Sul fronte della difesa, l’ingresso del Canada nel SAFE sarebbe rafforzato da una possibile integrazione dell’industria canadese in quella europea: droni, satelliti e cybersicurezza i punti chiave.
L’intesa poi prevede una stretta cooperazione sul fronte del digitale, mettendo anche in questo caso in rete le reciproche conoscenze. Carney ha proposto in particolare due cose: un regime di commercio digitale a banda larga per beni non agricoli e servizi (come data center, cloud, cavi sottomarini, intelligenza artificiale e infrastrutture finanziarie) e un mercato integrato dei servizi finanziari. Idee avanzatissime che però andrebbero entrambe poste al vaglio delle normative europee.
Infine, ma non ultima per importanza, la citata questione artica, con una cooperazione che spazierebbe dalla difesa dei confini condivisi alle politiche per la protezione del particolare ecosistema della zona, fino alla costruzione di strategie comuni per il commercio che superino gli ostacoli climatici, coinvolgendo le popolazioni locali.
I tre scenari sul campo e la questione della rappresentanza
Il Canada, come detto, non può entrare nella Ue ma l’idea commune, che dovrà comunque essere discussa a Bruxelles, è di costituire un consiglio di associazione Canada-Ue affiancato da comitati su energia, materie prime, difesa, digitale, ricerca, mobilità e Artico. Questo consentirebbe al Canada di avere un ruolo consultivo rafforzato e l’accesso ai comitati tecnici. In cambio, Ottawa dovrebbe accettare controlli europei, meccanismi di risoluzione delle controversie e condizioni finanziarie per i programmi a cui parteciperebbe.
Le ipotesi sul piatto a questo punto sono tre: un partenariato rafforzato senza nuovo status ma con accordi forti e separate sui temi chiave; un’integrazione esterna molto profonda, che trasformerebbe di fatto il Canada in un membro esterno della Ue con accesso quasi pieno al mercato unico oppure, molto più probabilmente, un’associazione sul modello dell’articolo 217 rafforzata da un accordo Quadro che metterebbe in rete i protocolli su commercio digitale, SAFE, Erasmus+, Horizon, energia, materie prime e mobilità. Se ne riparlerà fra non molto, in un vertice nella capitale canadese.
Il Canada come apripista: ecco Australia e Nuova Zelanda
Qualunque direzione prenderà il percorso, la strada verso un’Europa allargata è ormai tracciata. Non a caso, subito dopo l’annuncio dell’intesa col Canada, sono uscite allo scoperto anche Australia e Nuova Zelanda .La presidente del Parlamento Ue Roberta Metsola, parlando a Europe Today ha spiegato che Bruxelles sta già parlando con entrambi i Paesi, anche questi legati da importanti rapporti economici con la Ue.
Con l’Australia in particolare, Bruxelles ha concluso lo scorso marzo i negoziati per un’ampia partnership economica e commerciale, che ora dovrà essere ratificata dai rispettivi Parlamenti. Un percorso che potrebbe essere complicato dalle preoccupazioni degli agricoltori, da entrambe le sponde, sulle quote di carne previste dall’accordo ma che è comunque destinato ad arrivare alla firma in tempi non lunghi.
Cosa succederà dopo dipenderà anche probabilmente, dalle decisioni che verranno prese sul Canada. Oltreché probabilmente, dai tempi che ci vorranno per rendere operative l’intesa con Ottawa, che Bruxelles punta a chiudere prima della fine della legislatura.
Anche in questo caso, la musica sta aprendo la strada. SBS, la tv pubblica australiana multiculturale, trasmette l’Eurovision dal 1983 e dal 2015 è in concorso in qualità di membro associato della EBU. Non solo: c’era già un piano pronto, con tanto di budget previsto (3 milioni di euro), per portare i giornalisti europei a Melbourne se Delta Goodrem, avesse vinto lo scorso Maggio a Vienna. Era la grande favorita, ma alla fine la sua “Eclipse” è arrivata solo quarta. In Australia vivono circa 3 milioni di europei (il 10% della popolazione totale) che ogni anno nel mese di Maggio si sveglia alle 5 di mattina per connettersi col resto d’Europa e seguire Eurovision Song Contest. Anche TVNZ, con sede ad Auckland è membro associato EBU ma in questo caso Eurovision è stato trasmesso più a intermittenza e manca dagli schermi dal 2016. Tuttavia, ad Auckland osservano con attenzione e parlano spesso con EBU. Anche per loro l’Europa non è poi così lontana.






Il Canada ha un forte legame con l'Europa, soprattutto con Francia, Italia ed Inghilterra. La notizia mi sembra molto interessante. Così come la richiesta fatta dall'Australia nelle stesso indirizzo..