Questo articolo è frutto del mio lavoro di ricerca
Sostienimi una tantum per aiutarmi a farne sempre di migliori
___________________________________________________________
L’utilizzo dei bambini nelle dinamiche di guerra è uno dei mezzi più subdoli dei conflitti contemporanei. La narrazione che li vuole semplicemente vittime dei conflitti è miope e spesso strumentale, come stiamo assistendo da tre anni a questa parte nel conflitto di Gaza, dove si vuole negare l’utilizzo dei bambini come parte attiva dello stesso, per trasportare armi, per sparare direttamente. Ma soprattutto, per fare in modo che l’odio si propaghi negli anni e attraversi le generazioni.
Accade a Gaza e in Cisgiordania, nelle scuole gestite dallo UNRWA e dai Fratelli Musulmani, dove i bambini studiano su libri nei quali si insegna ad odiare gli ebrei e Israele; accade in Donbas dove i bambini, come abbiamo raccontato, vengono strappati ai genitori ucraini e “riprogrammati” mentalmente per odiare l’Ucraina e la loro famiglia di origine. Ma avviene anche molto più vicino a noi, nel conflitto mai veramente terminato fra armeni e azeri. Se ne parla poco, perché le bandiere si sventolano e le piazze si riempiono soltanto se sono mainstream e portano consenso, applausi, like e voti.
La questione del Nagorno-Karabakh (o Artsakh, a seconda dei due lati della storia) è molto più complessa di quanto la fredda cronaca racconti. Quella regione è un pezzo di Armenia regalato agli azeri da Stalin nel 1920 e che quindi per la comunità internazionale è oggi parte dell’Azerbaigian ma che l’Armenia da allora rivendica, soprattutto dopo il processo di azerificazione del territorio iniziato nei mesi successivi l’indipendenza dei due Paesi dall’Urss e nell’ambito di queste, dell’autoproclamazione dell’indipendenza dell’Artsakh dell’Azerbaigian.
Quella separazione fu una scelta precisa del Soviet Supremo, speculare a quella contemporanea di creare una exclave azera in terra armena, il Naxçıvan: minare la nascita di movimenti nazionalisti e indipendentisti. Entrambe le fazioni avrebbero dovuto fare costante affidamento sul governo centrale di Mosca per arbitrare le proprie dispute territoriali ed etniche. Inoltre, l’assegnazione del Karabakh settentrionale agli azeri aveva lo scopo di ingraziarsi la Turchia di Kemal Atatürk, a pochi anni dal genocidio che aveva devastato la comunità armena della zona.
Il conflitto nel Caucaso è tecnicamente finito il 1 Gennaio del 2024, con la scomparsa della repubblica dell’Artsakh e il suo riassorbimento entro i confini azeri: è stata la condizione per chiudere un conflitto da 40.000 morti e la pulizia etnica della popolazione di origine armena, solo in parte rifugiata nella terra dei padri. Quello che non è finito è l’odio fra i due popoli, che viene perpetuato fra le generazioni.
Ancora oggi, ai bambini delle due parti viene raccontato che l’altro è il nemico e il cattivo: “Se non fai il bravo vengono gli azeri (o gli armeni) a prenderti”.
L’abbraccio contestato in diretta tv
L’episodio che forse meglio descrive questo clima è quello che avviene a conclusione dello Junior Eurovision 2021, nei camerini de La Seine Musicale, la sala da concerto parigina che aveva appena ospitato l’evento, incoronando vincitrice Arpine Martoyan, in arte Maléna, proprio in rappresentanza dell’Armenia.
Sona Azizova, la piccola cantante in gara per l’Azerbaigian vorrebbe fare quello che hanno fatto tutti gli altri ovvero correre ad abbracciare Malèna per complimentarsi. La sua delegazione però la ferma: “Non puoi andare da lei, non si abbraccia il nemico”. Lei si oppone: “Perché non posso? È una bambina come me”. Alla fine l’abbraccio avviene, sotto gli occhi delle telecamere, blindatissimo, con le rispettive delegazioni a fare da scudo.
L’episodio ha un precedente nel lontano 2013 quando i due piccoli rappresentanti in concorso Rustam Karimov e Monika Hovanesyan si erano fatti fotografare mentre ballavano insieme nell’aftershow. Quasi nessuno disse niente. Otto anni dopo però la guerra è nella sua fase più intensa.
Così quell’abbraccio stavolta scontenta tutti. La piccola Sona Azizova riceve una ondata di shitstorm dai suoi connazionali che non gradiscono il gesto distensivo. Dall’altra parte invece, si parla di “azione di propaganda” e “campagna mediatica organizzata dagli azeri”, criticando l’entourage di Maléna e la tv per aver acconsentito all’abbraccio. Addirittura, alcuni media invece di festeggiare il successo di una giovane artista che poi nel giro di pochi anni è effettivamente diventata un nome forte del pop nazionale parlano addirittura di “lutto nazionale e sconfitta per il Paese, usato come un burattino dal Governo armeno e dall’Europa. Con questo abbraccio l’Azerbaigian è apparso come lungimirante e benevolo. Ora questa nostra vittoria li legittimerà a toglierci l’Artsakh. Se l’anno prossimo la rassegna verrà in Armenia, dovremo accogliere azeri e turchi calorosamente, ostacolando la nostra battaglia”.
Quelle parole dure si inseriscono in un contesto particolare perché in quel 2021 l’Armenia appena uscita dilaniata dalla prima fase della guerra, conclusa con un fragile cessate il fuoco siglato sotto l’egida della Russia, con le truppe di Mosca a fare da guardiani del corridoio di Lachin, all’Eurovision non aveva preso parte. Troppo difficile concentrarsi su un concorso di canzoni con ancora le ferite aperte della guerra.
Dunque quella vittoria aveva il sapore della rivincita. Pochi mesi prima, proprio alla vigilia di Eurovision 2021 la cantante Efendi, appena scelta per rappresentare la tv azera a Rotterdam, si era fatta fotografare in divisa militare al fianco del generale dell’esercito di Baku mentre fa il segno delle vittoria con dita. Ad accompagnare la foto, la scritta “armeni terroristi”
In realtà Maléna, in quello Junior Eurovision 2021 era la favorita sin dall’inizio. La sua “Qami qami” piaceva a tanti e il risultato finale quindi non sorprese nessuno. Nemmeno la tv azera Ictimai TV che forse per questo motivo durante la trasmissione in diretta dello show violò il regolamento EBU e impedì l’ascolto della canzone. Al momento di presentare Maléna, con la cartolina introduttiva, i due commentatori iniziarono a parlare di tutt’altro con un tono di voce molto alto, continuando anche mentre sullo schermo scorrevano le immagini della performance della giovane artista.
Tutto regolare per lo stato azero, perché esiste tuttora una legge che vieta la trasmissione di programmi televisivi e radiofonici “a contenuto armeno”. Per la EBU è invece una violazione del regolamento che obbliga le tv in gara a trasmettere “integralmente e senza tagli o manomissioni” tutte le canzoni in gara in modo da permettere al pubblico da casa di votarle.
Quando poi viene proclamata la vittoria dell’Armenia, i due commentatori non pronunceranno mai il nome del Paese (“Ermenistan” in azero e turco), limitandosi a quello della cantante Maléna e sminuiranno in diretta questo successo ricordando invece come l’Azerbaigian nel 2011 avesse vinto l’Eurovision dei grandi “ben più importante”
Ictimai Tv era già stata sanzionata dopo l’edizione 2008, quando sempre all’Eurovision dei grandi distorse volontariamente il segnale televisivo mentre cantava l’Armenia e acconsentì di rintracciare attraverso la compagnia telefonica i 37 cittadini azeri che l’avevano votata, i quali poi verranno prelevati casa per casa e interrogati come “potenziali terroristi, minaccia per lo Stato”.
Sei arrivato fino a qui? Grazie! C’è ancora molto da leggere
Nel frattempo, se vuoi, consigliami agli amici
Bambini sequestrati per aver assistito allo show
Allo Junior Eurovision 2022, che si svolge a Yerevan il 14 Dicembre di quell’anno. la tv azera non prenderà parte, restituendo così la scortesia agli armeni che nel 2012 non si presenteranno in gara a Baku ad Eurovision “per motivi di sicurezza”. Ma ancora una volta la guerra riesce comunque a fare capolino.
Fra gli spettatori di quell’edizione c’è infatti un gruppo di 18 bambini e ragazzi dell’Artsakh fra gli 11 e i 18 anni per i quali il viaggio a Yerevan a vedere lo Junior Eurovision rappresenta un premio per la vittoria alle Olimpiadi scolastiche.
Al loro ritorno, resteranno coinvolti nei blocchi messi in atto da alcuni azeri dell’autostrada che collega Goris (in Armenia) a Stepanakert, capitale del territorio conteso. nell’ambito degli scontri civili che stavano andando in scena da diversi giorni: Mosca aveva infatti spostato da Lachin in Ucraina il proprio contingente militare per alimentare la guerra di invasione, lasciando campo libero quindi all’avanzamento delle truppe azere. Sarà questo il motore che riaccenderà il conflitto portandolo poi a conclusione con l’esito di cui abbiamo detto. Aida Gyanjumyan, consigliere del ministro dell’istruzione, della scienza, della cultura e dello sport, che accompagna il gruppo, accusa il Governo azero di averli bloccati volontariamente proprio per essersi recati in Armenia
“Sono state violate l’istruzione ed i diritti dei bambini e la firma dell’Azerbaigian è evidente, non tollerano nemmeno la partecipazione dei bambini dell’Artsakh all’evento Ma il piccolo Artsakh, affinché i bambini potessero vivere una vita piena lì, aveva assicurato quella presenza in modo che anche i bambini potessero assistere a quel meraviglioso evento, e si è scoperto che hanno chiuso il percorso dei bambini sulla via del ritorno. terroristi azeri non hanno lasciato che la nostra gioia durasse fino alla fine. Hanno interrotto come sempre, e ora ci tengono qui in buone condizioni. Ma tutto ciò non ha significato quando la tua patria è in pericolo”
Resteranno bloccati per diversi giorni prima di poter fare ritorno a casa.
L’odio continua ancora, ma nessuno se ne cura
E oggi? La tv azera ha provato a tornare in concorso nel 2025 a Junior Eurovision, accettando di confrontarsi con quella armena. Ma al contrario di quanto avviene all’Eurovision dei grandi, qui il soft power funziona molto meno e i risultati deludenti si sono allineati a quelli degli adulti nell’ultimo triennio. Per cui si è nuovamente chiamata fuori.
L’Armenia invece nel 2026 ha portato in concorso Naré Kerobyan, 13 anni. Figlia di Vahan Kerobyan, facoltoso imprenditore ma soprattutto dal 2021 al 2024 ministro dell’Economia del governo filoeuropeo di Nikol Pashynian. Ha vinto. Meritatamente. Non per il padre ma perché era la migliore del lotto e tutto il pacchetto funzionava perfettamente. Ma c’è da credere che le reazioni a Baku non tarderanno.
P.S. Naturalmente, per gli eurofan duri e puri e in generale per tutti quelli che in questi ultimi anni stanno contestando Eurovision accusandolo di essere troppo politicizzato perché non si schiera dalla loro parte, tutto questo è assolutamente normale. Nessuno ha mosso un dito. Così come nessuno ha protestato, né proposto boicottaggi per il fatto che lo scorso anno siano stati portati bambini a cantare dentro un’arena a Tbilisi, mentre in piazza la gente che contestava il Governo filorusso veniva presa a manganellate (ne parlo qui). No Jews, No News. Come sempre.




